Distorsioni

Un piede di traverso scendendo dalle scale, fermandosi con la bicicletta o banalmente a causa di una buca nel terreno; una mano usata come punto d’appoggio per frenare l’impatto di una caduta; un ginocchio piegato in malo modo durante una partita a calcio, oppure una scivolata sul terreno sdrucciolevole; un gomito iperesteso nel tentativo di assestare il colpo vincente in un match di tennis; un dito sottoposto a una torsione eccessiva durante un lavoro manuale, una partita a bowling o un’attività sportiva con palla o attrezzi.

 Distorsioni

Tutti i sintomi della distorsione

Per elencare tutte le occasioni e i modi in cui è possibile procurarsi una distorsione articolare serve davvero dar libero sfogo alla fantasia e avere una discreta disponibilità di tempo. Comunque avvenga il trauma e qualunque sia l’articolazione interessata, tuttavia, il tipo di danno che si instaura a seguito un evento distorsivo è sempre fondamentalmente lo stesso e consiste nello stiramento eccessivo, fino alla rottura, dei legamenti articolari posti a connessione di diverse porzioni ossee dell’articolazione, al fine di stabilizzarla.

In linea di principio, tutte le articolazioni possono subire una distorsione, ma all’atto pratico a essere più frequentemente interessate da questo tipo trauma sono quelle meno vincolate e più libere di muoversi nelle diverse direzioni dello spazio, nonché quelle più intensamente utilizzate nella vita quotidiana, come caviglia, ginocchio, spalla, gomito, polso e dita della mano.

Gli sportivi e chi svolge lavori manuali pesanti sono indubbiamente i soggetti più esposti a traumi di questo tipo (soprattutto se non viene prevista una fase di riscaldamento muscolare prima dell’attività), ma in realtà chiunque, a qualunque età, può dover fare i conti con una distorsione, anche se conduce una vita relativamente sedentaria e apparentemente priva di rischi.

A prescindere da abitudini di vita ed elementi esterni, alcune persone sono più predisposte di altre alle distorsioni: si tratta, in particolare, di chi presenta una lassità legamentosa costitutiva o un’instabilità articolare acquisita in seguito a traumi distorsivi o fratture precedenti, e di chi ha muscoli poco tonici e reattivi, non in grado di offrire un controllo ottimale dei movimenti (come, per esempio, gli anziani).

Le manifestazioni caratteristiche della distorsione

I sintomi acuti che segnalano l’avvenuta distorsione consistono nell’immediata comparsa di un intenso dolore a livello dell’articolazione interessata, che si irradia nelle aree circostanti, accompagnato da un altrettanto repentino e progressivo sviluppo di gonfiore, più o meno accentuato in relazione alla gravità del trauma.

Nelle distorsioni moderate-severe può essere presente anche un ematoma, corrispondente a un accumulo di sangue a livello dell’articolazione e nei tessuti limitrofi, determinato dalla rottura di vasi sanguigni minori durante il trauma.

I segni e sintomi elencati peggiorano gradualmente nelle prime ore dopo il trauma e sono di norma accompagnati da infiammazione e limitazione funzionale, che, nelle distorsioni di una certa importanza, possono essere considerevoli e impedire di muovere l’articolazione distorta, se non a fronte di un ulteriore notevole peggioramento del dolore.

L’entità delle manifestazioni è tendenzialmente correlata alla gravità del danno articolare presente. In particolare, prendendo come parametro il numero di fibre del legamento compromesse, si possono distinguere distorsioni di 1° grado o minime (legamento sofferente, ma nessuna fibra lesionata), di 2° grado o parziali (diverse fibre lesionate) e di 3° grado o complete (rottura di tutte le fibre del legamento). Tuttavia, l’entità del dolore percepito dipende anche dalla sensibilità individuale e da fattori psicologici. Tutte le distorsioni caratterizzate da dolore intenso devono essere sottoposte alla valutazione medica subito dopo il trauma.

Distorsione o frattura?

In caso di distorsioni lievi-moderate, in genere, non sono necessarie indagini strumentali per precisare il tipo di trauma presente ed emettere la diagnosi. Nei casi più severi, caratterizzati da sostanziale impossibilità a muovere/appoggiare l’articolazione e/o presenza di versamento articolare significativo, è invece consigliabile effettuare una radiografia per verificare se, oltre al danno ai legamenti, è presente anche una frattura.

Altre indagini di imaging più raffinate, come l’ecografia, la TAC o la risonanza magnetica (RM), non sono in grado di fornire informazioni aggiuntive in fase acuta, poiché l’intensa infiammazione e la presenza di liquidi a livello dell’articolazione (edema, ematoma) non permettono di visualizzare i tessuti di interesse.

La TAC può essere eseguita dopo 4-5 giorni dal trauma, come indagine di secondo livello, per confermare/escludere una frattura non ben visualizzabile con la radiografia, mentre la RM è più utile dopo almeno 10-15 giorni, qualora la terapia conservativa non abbia portato a miglioramenti apprezzabili e si ipotizzi di ricorrere all’intervento chirurgico (valutazione pre-operatoria).

La storia di Stefania
La storia di Stefania

Il mal di schiena
di Stefania

Ha due passioni, Stefania, a cui non può proprio
rinunciare: andare a ballare tutti i venerdì sera con...

LEGGI LA STORIA

Terapia della fase acuta

Che si tratti “soltanto” di una distorsione o che sia presente anche una frattura non complicata, il primo approccio per contenere il dolore, l’infiammazione, il gonfiore e l’eventuale ematoma si basa invariabilmente sulla strategia RICE (Rest, riposo; Ice, ghiaccio; Compression, bendaggio compressivo; Elevation, sollevamento), utilizzata quale pressoché universale panacea dei traumi muscoloscheletrici.

In sostanza, subito dopo la distorsione, l’articolazione interessata va:

1) “raffreddata” con impacchi freddi (ghiaccio avvolto in sacchetti di plastica, ulteriormente protetti da un tessuto leggero
     o sacche refrigerate);
2) tenuta il più possibile ferma, in posizione fisiologica, per non aggravare il trauma iniziale e minimizzare la sollecitazione
     delle terminazioni nervose (presenti in abbondanza nelle articolazioni);
3) sollevata, per favorire il riassorbimento dei liquidi dai tessuti e migliorare il flusso circolatorio nell’area sofferente (a
     supporto del processo di riparazione tissutale);
4) “compressa” con un bendaggio abbastanza stretto (ma tale da consentire un’adeguata circolazione sanguigna) e
     relativamente rigido, a seconda dell’effettiva gravità del trauma subito e delle necessità di immobilizzazione.

Per ottenere un elevato beneficio, la crioterapia con ghiaccio o sacchetti refrigerati deve essere applicata più volte nell’arco della giornata, per periodi 15-20 minuti a intervalli di 30-60 minuti, mentre il sollevamento e la compressione con bendaggio abbastanza stretto o fascia elastica devono essere mantenuti in modo continuo.

Per quanto riguarda la durata del trattamento, la strategia RICE deve continuare a essere utilizzata fintanto che il dolore, l’infiammazione e il gonfiore sono significativi e impediscono di utilizzare l’articolazione. Per distorsioni lievi (1° grado) ciò può corrispondere a un periodo di 2-3 giorni, per traumi moderati (distorsioni di 2° grado) i giorni di trattamento RICE possono diventare 4-5, mentre per danni legamentosi più significativi si possono superare i 6-7 giorni. I tempi del bendaggio compressivo (con banda elastica oppure, se si sospettano microfratture, con un gambaletto gessato) possono, invece, essere più lunghi, andando da una settimana per le distorsioni lievi fino a due-tre settimane in quelle più severe.

Soprattutto nei primi giorni, se il dolore è molto intenso, è possibile assumere anche farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per bocca oppure analgesici, ricordando però che, mentre i primi attenuano sia il dolore sia l’infiammazione che lo genera, i secondi agiscono soltanto sul dolore. In genere, l’assunzione di un FANS sistemicoè necessaria soltanto nei primi giorni dopo il trauma.

Nelle distorsioni lievi-moderate, che non richiedono un bendaggio o un gesso leggero, il FANS  può essere applicato sotto forma di gel, direttamente sulla cute pulita e asciutta, massaggiando delicatamente l’area interessata dalla distorsione. Questo pratico rimedio è appropriato se la cute è integra, mentre è controindicato in presenza di abrasioni o ferite.

Riabilitazione e recupero a medio-lungo termine

Anche in caso di distorsioni moderate-severe, l’articolazione interessata deve ricominciare a essere usata il più presto possibile, non appena il gonfiore e il versamento articolare si sono riassorbiti permettendo il movimento.

La ripresa graduale dell’attività deve essere incentivata anche se, come probabile, il dolore è ancora presente e acuito dall’uso, perché restituire precocemente all’articolazione la propria funzione ha un ruolo terapeutico, facilitando il processo di guarigione e rendendolo più fisiologico ed efficiente.

Dopo una distorsione di una certa importanza, per non correre rischi in questa fase delicata, è consigliabile farsi indicare i movimenti corretti da eseguire dall’ortopedico o da un fisioterapista o, ancora meglio, seguire programmi di riabilitazione specifica per l’articolazione danneggiata. Nel quotidiano, invece, indossare un tutore che consenta movimenti parziali, evitando quelli rischiosi, può essere un valido ausilio per supportare l’impiego dell’articolazione durante le attività abituali.

Se, dopo la sessione di fisioterapia riabilitativa o a fine giornata, il dolore articolare si riacutizza temporaneamente, resta valida la possibilità di attenuarlo applicando un FANS topico.