Lussazione spalla

L’articolazione della spalla è costituita soltanto da due ossa, la scapola e la testa dell’omero, mantenute vicine l’una all’altra e correttamente posizionate grazie alla presenza di tessuti di connessione e rivestimento, quali la capsula articolare, la cavità glenoidea, i tendini e i legamenti.

Lussazione spalla

Recuperare la funzionalità dopo una lussazione alla spalla

Dal momento che la faccia interna della scapola presenta una concavità molto modesta, di per sé incapace di trattenere la testa omerale, i cinque tendini e i tre legamenti della spalla sono fondamentali per assicurare la stabilità dell’articolazione durante il movimento e per permettere lo spostamento “sicuro” del braccio nelle tre direzioni dello spazio.

Questa scarsità di vincoli rigidi rende la spalla l’articolazione più mobile di tutto il corpo, ma anche la più “precaria” dal punto di vista anatomico e quella più facilmente soggetta a lussazione: un evento acuto molto doloroso che deve essere immediatamente sottoposto all’attenzione del medico. La lesione va trattata in modo appropriato per evitare complicanze gravi e preservare una piena funzionalità dell’articolazione.

Cause della lussazione alla spalla

Le lussazioni e le sublussazioni della spalla sono determinate dallo spostamento eccessivo (dislocazione) della testa dell’omero dal suo normale alloggiamento nella cavità della scapola in seguito a un movimento estremo, violento e/o inappropriato del braccio e della spalla rispetto al busto. In genere, riguardano principalmente persone predisposte, a causa di una lassità legamentosa e tendinea di tipo costitutivo.

A rischiare eventi di questo tipo è soprattutto chi pratica attività sportiva (in particolare, tennis, ginnastica artistica, anelli, sollevamento/lancio del peso, salto in alto, free-climbing, baseball, hockey ecc.), i ballerini professionisti e chi svolge lavori manuali che implicano un intenso uso delle braccia e delle spalle, in particolare del muscolo deltoide (muratori, facchini, elettricisti, operai che lavorano su impalcature ecc.) oppure che possono andare incontro a un infortunio.

Altre possibili cause di lussazione o sublussazione della spalla sono i traumi accidentali di una certa importanza, come quelli cui si può andare incontro durante un incidente stradale (soprattutto se si è in scooter o in bicicletta), uno scontro con oggetti o una caduta violenta. Soltanto in casi rari, la lussazione o la sublussazione della spalla possono verificarsi come conseguenza di malattie degenerative a carico della spalla che indebolisce tendini e legamenti.

Quando si verifica una lussazione, che è cosa ben diversa da una frattura, la testa dell’omero viene completamente dislocata dal suo alloggiamento nella cavità della scapola, mentre quando si va incontro a una sublussazione la fuoriuscita della testa dell’omero è soltanto parziale. In entrambi i casi, l’evento è segnalato dall’improvvisa comparsa di un dolore molto intenso mentre si sta eseguendo un movimento e dall’impossibilità di utilizzare ulteriormente la spalla e il braccio. Se la lussazione è completa, alla palpazione della spalla è possibile percepire chiaramente che la testa dell’omero è fuori posto e, talvolta, la dislocazione è apprezzabile anche visivamente dall’esterno, come un rigonfiamento anomalo sotto la cute.

A seconda del tipo di movimento che l’ha determinata e dei legamenti che hanno ceduto, la lussazione della spalla può essere anteriore (eventualità più frequente), posteriore oppure con scivolamento della testa dell’omero verso il basso. In tutti i casi si tratta di eventi acuti legati a circostanze ben precise che, se adeguatamente trattati, si possono risolvere completamente (o quasi).

A prescindere dall’eventuale predisposizione individuale, tuttavia, dopo essere stati interessati da una prima lussazione si è esposti a un aumentato rischio di ulteriori lussazioni della stessa spalla, soprattutto nei dieci anni successivi, poiché le strutture deputate alla stabilità dell’articolazione (capsula e legamenti) tendono a rompersi e/o allungarsi dopo il trauma, rendendo più probabili nuove dislocazioni. Più episodi di lussazione si verificano e più aumenta il rischio di ulteriori eventi. È quindi possibile attuare una prevenzione mirata.

Le lussazioni e le sublussazioni di spalla interessano soprattutto persone giovani e attive, d’età compresa tra i 15 e i 30 anni, e più spesso gli uomini delle donne, per ragioni legate sia ai diversi tempi di completamento dello sviluppo muscolare e articolare sia alle maggiori occasioni di eseguire attività a rischio in ambito sportivo e lavorativo. Più raramente, le lussazioni possono verificarsi in altri momenti della vita, comprese l’epoca neonatale (traumi accidentali durante lo spostamento del bambino da parte di genitori e nonni) e l’età anziana (soprattutto a causa dell’indebolimento dei legamenti e delle altre strutture che assicurano la stabilità della spalla).

La storia di Marco
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Il dolore alla spalla
di Marco

Il suo sorriso più grande lo sfodera quando sua
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Sintomi

Oltre alla valutazione dei sintomi, all’analisi della dinamica dell’insorgenza del dolore alla spalla e all’esame dello stato dell’articolazione, per arrivare a una diagnosi certa di lussazione lo specialista in ortopedia e traumatologia o il medico al pronto soccorso deve eseguire una serie di manovre indirizzate a valutare le possibilità di movimento del braccio e della spalla e a verificare la presenza di lassità legamentosa dei pazienti, nonché esaminare la storia clinica della spalla (lussazioni/sublussazioni, traumi o tendiniti precedenti, presenza di artrosi, fratture ecc.).

Per la conferma diagnostica e la pianificazione delle cure successive da parte del clinico è, inoltre, necessario eseguire alcuni esami strumentali. La radiografia va sempre effettuata per escludere possibili danni ossei, mentre TAC e risonanza magnetica forniscono informazioni dettagliate rispettivamente su: 1) conformazione, rapporti articolari ed eventuali danni ossei a livello della testa dell’omero e della cavità della scapola; 2) stato dei legamenti, degli altri tessuti molli peri-articolari e dei muscoli. TAC e risonanza magnetica risultano fondamentali in caso sia necessario pianificare l’intervento chirurgico. In alcuni casi viene prescritta un’artroscopia.

Da sapere

Il trattamento di scelta dopo il primo episodio di lussazione è di tipo conservativo e prevede la “riduzione” (ossia il riposizionamento manuale delle diverse parti dell’articolazione nella loro posizione fisiologica) da parte dell’ortopedico, l’applicazione di un bendaggio (o tutore) e un periodo di immobilizzazione di circa un mese. Dopo questa fase, va avviato un programma di mobilizzazione, controllo e recupero graduale, finalizzato a rinforzare i muscoli coinvolti nella stabilità della spalla e a ripristinare la completa funzionalità dell’articolazione.

Per placare l’infiammazione e il dolore acuto presenti nei giorni successivi all’incidente, in aggiunta al riposo e al bendaggio, è raccomandata l’applicazione di ghiaccio per gran parte della giornata. Un intervento analgesico aggiuntivo, generalmente indispensabile, è rappresentato dall’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), per un periodo di circa 7 giorni (o come da indicazione medica), seguita dall’eventuale terapia antinfiammatoria topica  per ulteriori 1-2 settimane.

L’intervento in chirurgia, di norma, viene preso in considerazione soltanto se l’instabilità articolare persiste, determinando ulteriori lussazioni nei mesi/anni successivi, e deve essere pianificato su base personalizzata, in funzione dell’età, dello stato di salute generale, dell’assenza di determinate patologie e disturbi, e delle lesioni specifiche presenti in ciascun paziente.

Dopo la completa guarigione da una prima lussazione della spalla e il completamento della fisioterapia riabilitativa (sempre raccomandata per almeno quattro settimane) è possibile riprendere l’attività sportiva o lavorativa, ma diventa indispensabile rispettare alcuni accorgimenti per ridurre la probabilità di recidiva.

In primo luogo, si dovrebbe evitare di compiere movimenti a rischio (ossia tutti quelli che comportano rotazioni, abduzioni o estensioni estreme e rapide del braccio e della spalla rispetto alla schiena) e si dovrebbero indossare tutori o altre forme di protezione dell’articolazione (per esempio, fasce elastiche) durante l’attività fisica o lavorativa. Inoltre, vanno prese adeguate precauzioni per evitare cadute e traumi (il che può significare dover rinunciare agli sport di contatto più violenti come l’hockey o il rugby).

Altrettanto importante è mantenere la spalla attiva, per rinforzare i muscoli e i tendini, mantenere elastici i legamenti e pienamente funzionale l’intera articolazione. Per farlo, oltre a cicli di riabilitazione mirata, si possono eseguire a casa, ogni giorno, semplici esercizi di mobilizzazione e rinforzo, che potranno essere consigliati dal fisioterapista durante la terapia fisica della fase post-acuta.