Dolori muscolari
rimedi (mialgia)

A volte si manifestano con una fitta lancinante, improvvisa, come una scossa elettrica o una pugnalata. In altri casi, si tratta di un fastidio più sordo, un indolenzimento non meglio precisato, una sensazione di disagio, associata o meno a calo di forza e/o della capacità di controllare il movimento.

Dolori muscolari rimedi

Cos’è la mialgia

La mialgìa è un dolore localizzato in uno o in più muscoli che appaiono contratti e dolenti se toccati o usati. Di norma l'insorgere del dolore è dovuto a una contrazione involontaria del muscolo, ma può essere anche causato da una rottura parziale della struttura muscolare a seguito di un trauma. Il dolore muscolare si manifesta anche in concomitanza di alcune forme virali quali l'influenza, o in forme reumatiche o nella tensione continuata soprattutto se il muscolo è sottoposto a stress.

I dolori muscolari rappresentano sempre un inconveniente che si preferirebbe evitare, non soltanto perché a nessuno piace soffrire, ma anche perché la loro presenza si associa inevitabilmente a un certo livello di limitazione funzionale che rende più difficile e talvolta impossibile per il paziente dedicarsi alle attività abituali.

Le principali cause di dolore muscolare

L'insorgenza di dolore muscolare può dipendere da fenomeni molto diversi che vanno ad alterare in modo acuto o cronico il metabolismo muscolare o che causano danni diretti alle diverse componenti del muscolo (in particolare, le fibre muscolari e/o la guaina che le racchiude).

Quando la mialgia si presenta in soggetti giovani e sani, e il dolore si presenta in un’area ben localizzata la causa di solito va ricercata in traumi e in alterazioni metaboliche legate all’attività sportiva o professionale (stress muscolare), come contratture da sforzo fisico eccessivo, stiramenti, strappi, affaticamento muscolare, contusioni ed ematomi.

Al contrario il dolore muscolare in soggetti anziani o che in generale si presenta senza che si sia verificato un trauma o uno sforzo muscolare eccessivo può essere la conseguenza di altre condizioni cliniche come i disturbi circolatori (ischemia), le alterazioni idroelettrolitiche, la disidratazione, le infezioni virali o batteriche (influenza ecc.), la fibromialgia, la sindrome miofasciale o far parte del corollario di sintomi di diverse malattie reumatiche, neurologiche, metaboliche, cardiovascolari ecc.

La mialgia si accompagna anche a patologie a carico del muscolo (polimiosite, patologia distrofica), del sistema nervoso (malattia di Parkinson) o dell’apparato cardiocircolatorio (arteriopatia periferica), malattie metaboliche (diabete, ipotiroidismo) o del sangue (emofilia) e a condizioni infiammatorie/reumatiche sistemiche che comportano come sintomo prevalente o associato anche il dolore muscolare (polimialgia reumatica, lupus eritematoso sistemico, fibromialgia ecc.).

Anche alcune terapie farmacologiche (come per esempio, l’assunzione di statine ad alto dosaggio per ridurre i livelli di colesterolo) possono essere all’origine di disturbi muscolari associati a infiammazione, spasmi e dolore.

La diagnosi

Per un inquadramento corretto del dolore muscolare il paziente dovrà fornire ai medici informazioni relative a:
- localizzazione esatta del disturbo ed eventuali irradiazioni in altre sedi del corpo (collo, testa, tendini, arti);
- intensità (lieve, moderata, severa) e tipo di dolore presente (costante, discontinuo, con picchi transitori, bruciante, sordo, a fitta ecc.);
- momento e modalità di insorgenza (graduale, improvvisa, durante l’esecuzione di particolari movimenti, esercizi o attività ecc.);
- tempo trascorso dall’esordio ed evoluzione dei sintomi;
- eventuali altri segni o sintomi locali o sistemici in aggiunta al dolore;
- eventuali occasioni precedenti nelle quali è insorto un problema analogo e intervento utilizzati per attenuarlo;
- eventuale presenza di altri disturbi e patologie; stato generale di salute.

Sulla base di questi elementi, dell’osservazione diretta, della valutazione dei problemi e della palpazione/mobilizzazione dell’area muscolare e delle ossa interessate dal dolore, nella maggioranza dei casi il medico potrà farsi un’idea abbastanza precisa del disturbo presente e fornire indicazioni sulla cura da seguire in prima battuta.
Nei casi dubbi il medico di famiglia, dopo la visita, potrà prescrivere esami e test di approfondimento.

La storia di Barbara
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Non avere fretta
Barbara

Va quasi tutte le mattine a fare jogging, a parte
quando piove a dirotto. Barbara è una donna...

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Il trattamento

In caso di contratture, contusioni, traumi e distorsioni i farmaci più utilizzati sono gli antidolorifici e gli antinfiammatori, questi ultimi oltre alle formulazioni in compresse e granulato per uso orale possono essere formulati anche in pomate e gel per uso topico (locale).

Chiedere un consiglio al farmacista permette di capire quale soluzione è più adeguata, e se è necessario rivolgersi subito ad un medico. È comunque opportuno consultare il proprio medico se il dolore non migliore dopo 3-4 giorni.

Se il dolore è dovuto a un trauma, il primo intervento raccomandato è la strategia RICE (Rest: riposo, Ice: ghiaccio, Compression: compressione, Elevation: sollevamento), che prevede: l’inattività della parte interessata dal dolore per 24-48 ore (a seconda della gravità del danno muscolare occorso e dell’entità del dolore); l’applicazione di ghiaccio o di un impacco freddo per 15-20 minuti ogni ora a più riprese durante la giornata; l’applicazione di un bendaggio abbastanza stretto per favorire il riassorbimento dei liquidi dai tessuti e ridurre il gonfiore ma tale da garantire un’adeguata circolazione sanguigna nel muscolo traumatizzato e nella zona a valle (anche in questo caso il bendaggio va applicato per 15-20 minuti ogni ora a più riprese);, il sollevamento del distretto muscolare dolente laddove il problema riguardi una gamba o un braccio. Di norma questo primo intervento può offrire un certo sollievo e soprattutto ha lo scopo di contenere la formazione dell’ematoma. Per questo motivo deve essere messo in atto entro le prime 24 ore da quando l’evento traumatico si è verificato. I farmaci antidolorifici e gli antinfiammatori non steroidei (FANS), questi ultimi disponibili anche in formulazioni topiche, come creme o gel, possono essere assunti per ridurre il dolore.

L’impiego di farmaci antinfiammatori per uso topico presenta il vantaggio di agire localmente sul punto del dolore, questo permette anche di limitare gli effetti collaterali e di ridurre il rischio di interazioni, soprattutto quando si tratta di soggetti già politrattati. Il trattamento con gel antinfiammatori topici è infatti consigliato negli anziani, e in generale è da preferire quando il dolore è ben localizzato e l’area muscolare da trattare è circoscritta (polpaccio, coscia, braccio, spalla-collo ecc.).

Per ottenere i massimi benefici da questo intervento, il gel va steso in piccola quantità sull’area di cute corrispondente al muscolo interessato dal dolore e massaggiato delicatamente, fino a completo assorbimento. L’operazione deve essere ripetuta più volte al giorno ricordandosi di seguire le indicazioni del foglietto illustrativo, oppure chiedendo il consiglio del farmacista o del medico sia per la posologia che per la durata del trattamento.

Bisogna ricordarsi di non utilizzare il gel sulla cute lesa e di non esporre al sole la zona trattata nel periodo di applicazione del gel e per ulteriori 2 settimane dopo la sua interruzione, per evitare eritemi e fenomeni di sensibilizzazione.

Quando il dolore muscolare riguarda aree più estese o difficili da raggiungere come la schiena, l’applicazione di un prodotto topico può risultare poco pratica; in questi casi si potrebbe preferire l’assunzione di un FANS per via orale.

Il trattamento con i FANS è da considerarsi a breve termine, soprattutto in regime di automedicazione. Se il dolore persiste o la risposta del paziente al farmaco non è soddisfacente si consiglia infatti di rivolgersi al medico per un’ulteriore analisi diagnostica.

L’utilizzo di FANS di norma si accompagna a una ripresa del movimento e un ritorno alle attività abituali abbastanza rapido e questo effetto si rivela terapeutico poiché è stato osservato che, anche in caso di traumi muscolari importanti, ricominciare a usare il muscolo entro 2-4 giorni facilita e ottimizza i processi di riparazione tissutale, aumentando le probabilità di un pieno recupero strutturale e funzionale.

Quando invece il dolore muscolare è modesto e legato a una contusione lieve, accompagnata da ematoma superficiale, può essere utilizzato per alcuni giorni un gel a base di estratti naturali in grado di favorire la riduzione del gonfiore, il riassorbimento dell’ematoma e il sollievo dal dolore.

La terapia con il calore

Se dopo un trauma muscolare acuto è riconosciuta l’applicazione di ghiaccio come trattamento di pronto intervento, in grado di attenuare infiammazione e dolore, in tutti i casi in cui il dolore muscolare sia legato essenzialmente a una contrattura (senza infiammazione significativa) a diventare prezioso è il calore.

Applicando localmente impacchi caldi, secchi o umidi, che aumentano di 3-4°C la temperatura nell’area muscolare dolente per un tempo sufficiente è, infatti, possibile ottenere un effetto antalgico e un’apprezzabile azione miorilassante.

Il calore aumenta l’afflusso di sangue al muscolo, con conseguente accelerazione degli scambi di ossigeno e anidride carbonica e una più efficiente rimozione delle molecole che innescano e sostengono il dolore e dei prodotti di scarto del metabolismo muscolare (in particolare, l’acido lattico). Contemporaneamente, la riduzione della contrattura promossa dal calore elimina un’ulteriore fonte di dolore dovuta a posture forzate.

La terapia del calore oggi si può fare utilizzando fasce autoriscaldanti adesive, che non contengono medicinali, acquistabili in farmacia senza obbligo di ricetta medica. Utilizzarle è molto semplice: basta aprire la confezione, rimuovere la pellicola protettiva dalla fascia e applicarla con una leggera pressione sull’area muscolare dolente, sfruttando la conformazione modulare per adattarle alle caratteristiche anatomiche della zona da trattare, risultano anche molto pratiche perché possono essere utilizzate sotto i vestiti, e sono in grado di rilasciare calore in modo costante per circa 8 ore. La produzione di calore in questi dispositivi medici avviene grazie ad una reazione tra la polvere di ferro, il carbone attivo , il sale e l’acqua contenuti all’interno della fascia con l’ossigeno presente nell’aria. Il calore si sviluppa dopo circa 30 minuti dall’applicazione e raggiunge una temperatura cutanea che oscilla tra i 38° e i 41°C, che permane per la durata del trattamento.