Artrosi cervicale

L’artrosi cervicale è una causa diffusa di dolore al collo nei Paesi occidentali, soprattutto a partire dai 40-45 anni e, come ogni altra forma di artrosi, diventa via via più frequente man mano che l’età avanza. Tuttavia, ciò non significa che l’invecchiamento comporti di per sé necessariamente l’insorgenza di cervicalgia e disturbi correlati.

Artrosi cervicale

Tutte le cause dell’artrosi cervicale

A rischiare maggiormente di sviluppare artrosi cervicale sono le persone geneticamente predisposte, chi ha subito traumi al collo (primo tra tutti il “colpo della frusta”) durante incidenti automobilistici o l’attività professionale/sportiva e chi ha svolto per diversi anni lavori che hanno imposto stress eccessivi a questa porzione della colonna vertebrale, in termini sia di sforzo associato ai movimenti (facchini, muratori ecc.) sia di posture non fisiologiche mantenute per molte ore al giorno (lavoro d’ufficio, sarti, stiratrici ecc.).

Le conseguenze dell’artrosi cervicale

Analogamente alla lombalgia, l’artrosi cervicale è una patologia osteoarticolare legata a un deterioramento delle superfici ossee delle vertebre e dei dischi intervertebrali cartilaginei che le separano, promosso dall’usura. In particolare, a essere interessate dall’artrosi cervicale sono le prime sette vertebre della colonna.

Man mano che la malattia avanza, i dischi intervertebrali si assottigliano, si alterano e soffrono, talvolta fino a rompersi e/o a dar luogo a un’ernia (ossia alla fuoriuscita di una porzione del disco dalla sua posizione naturale), mentre le superfici delle vertebre, meno protette dai dischi intervertebrali, si erodono. Questa degenerazione ossea rende meno “fluidi” i movimenti della colonna cervicale e facilita l’irritazione e l’infiammazione delle strutture che la sostengono (in particolare, muscoli e legamenti).

Inoltre, nel tentativo di auto-ripararsi, le superfici vertebrali possono produrre “osteofiti”, corrispondenti a piccole protuberanze ossee aberranti che vanno a ostacolare ulteriormente lo scorrimento delle vertebre su quelle vicine durante i movimenti di flessione, estensione e torsione del collo, facilitando il processo infiammatorio locale, lo sviluppo di contratture muscolari e, nei casi più gravi, danni ai nervi spinali, particolarmente abbondanti nella regione cervicale.

Anche lo sviluppo di un’ernia dei dischi intervertebrali cervicali può avere conseguenze severe poiché può comprimere i nervi cefalici e/o il midollo spinale presente nel canale vertebrale, determinando dolore intenso e sintomi neurologici di vario tipo, in relazione alle specifiche strutture nervose coinvolte.

I sintomi da approfondire con l’aiuto del medico

Non sottovalutare l’artrosi cervicale è fondamentale sia per evitare un disagio che può limitare molto la funzionalità e la qualità di vita durante il giorno e impedire di dormire serenamente durante la notte, sia per prevenire danni neurologici potenzialmente severi e irreversibili.

Per queste ragioni, ogni dolore di una certa intensità privo di una causa ben chiara, che compaia nella regione posteriore del collo, spesso estendendosi a spalle e braccia, dovrebbe sempre essere posto all’attenzione del medico e, se necessario, indagato con indagini strumentali mirate, come la radiografia, la TAC o la risonanza magnetica (RM).

L’approfondimento clinico con indagini di imaging come TAC o RM è particolarmente importante nelle persone con più di 50 anni, quando il disturbo tende a perdurare per diversi giorni, a ripresentarsi in modo ricorrente e/o ad associarsi ad altri sintomi, come:
•  formicolii e calo di forza in braccia e mani oppure alle gambe, fino ai piedi;
•  cefalea intensa, accompagnata o meno da nausea e disturbi visivi;
•  difficoltà di linguaggio;
•  febbre e malessere generalizzato;
•  irritabilità e stanchezza.

In presenza di sintomi neurologici a braccia e/o gambe può essere utile effettuare anche una verifica della conduzione nervosa periferica, per esempio, attraverso l’esecuzione del test dei potenziali evocati.

Quali farmaci usare contro il dolore cervicale

Appurato che si tratta effettivamente di artrosi cervicale, il medico potrà suggerire diverse strategie terapeutiche nell’ottica di controllare i sintomi, di ridurre il rischio di riacutizzazioni e, ove possibile, di eliminare alterazioni ossee a livello delle vertebre o dei dischi intervertebrali, che potrebbero promuovere lo sviluppo di complicanze secondarie.

Per affrontare quest’ultimo aspetto è, in genere, necessario ricorrere all’intervento chirurgico, variabile per complessità e rischi in relazione al tipo di alterazione anatomica presente, ma fortunatamente necessario in un’esigua minoranza dei casi.

La stragrande maggioranza delle persone che soffrono di cervicalgia legata all’artrosi possono tenere sotto controllo il dolore associato agli attacchi acuti grazie a farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) assunti per bocca.

In occasione del primo episodio di cervicalgia acuta e quando il disturbo inizia a ripresentarsi un po’ troppo spesso, è preferibile che a suggerire i farmaci da assumere e i relativi dosaggi siano il medico o il farmacista. Per alleviare un dolore di natura già nota e di intensità non preoccupante che compare di tanto in tanto, invece, è possibile procedere all’automedicazione con gli stessi FANS sistemici utilizzati per disturbi analoghi sperimentati in precedenza o suggeriti dal medico o dal farmacista.

In tutti i casi, se dopo qualche giorno non si trae alcun beneficio dal trattamento antinfiammatorio eseguito come da indicazioni del medico/farmacista e/o del foglietto illustrativo, è importante contattare il medico per una valutazione e l’eventuale prescrizione di terapie farmacologiche più potenti o altri interventi appropriati.

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I benefici offerti dalla terapia con il calore

Anche se i fastidi maggiori si manifestano durante l’attacco di cervicalgia acuta, l’artrosi cervicale è una malattia cronica, nel senso che l’alterazione vertebrale di base che la determina è sempre presente e pronta a “riaccendersi”. A facilitare le recidive possono essere posture scorrette mantenute a lungo, l’esecuzione di uno sforzo eccessivo, l’esposizione al freddo o semplicemente il fatto di aver dormito nella posizione sbagliata.

In tutti i casi, nei primi giorni di riacutizzazione sono spesso presenti dolore intenso e una componente infiammatoria locale che giustificano il ricorso ai FANS. Nei giorni successivi o qualora il dolore non sia così intenso ma comunque presente, può essere presente una contrattura reattiva dei muscoli paravertebrali, di quelli che sostengono lateralmente il collo e, in parte, di quelli delle spalle.

Per intervenire su questi aspetti, ossia contrattura muscolare e dolore residuo, può essere molto utile sfruttare il calore, applicato localmente. In pazienti con lombalgia e artrosi del ginocchio, aumentando di pochi gradi la temperatura di una qualunque area muscolare contratta e dolente è possibile ottenere un effetto antidolorifico nonché un’azione miorilassante che contribuisce a rimuovere una delle cause del dolore e a far recuperare rapidamente uno stato di benessere e funzionalità.

Nello specifico dell’artrosi cervicale, il calore può essere applicato con impacchi secchi o umidi su collo e spalle (un panno riscaldato, una coperta termica o una borsa dell’acqua calda) oppure con pratiche fasce autoriscaldanti sagomate, adattabili alla zona del corpo da trattare.

Le fasce autoriscaldanti vanno applicate sulla cute con una lieve pressione e lasciate in sede fino a 8 ore. Entro 30 minuti dalla rimozione della pellicola protettiva, iniziano a sviluppare un confortevole calore terapeutico che porta la temperatura della zona cervicale a 38-41°C, agendo contro il dolore e permettendo di svolgere le attività abituali in piena libertà.

A riguardo, va sottolineato che, eccezion fatta per le prime ore di dolore più intenso, il collo deve continuare a essere usato il più possibile in modo “normale”, sia durante un attacco di cervicalgia acuta sia dopo un eventuale trauma (colpo della frusta). Tenerlo a riposo troppo a lungo, infatti, non fa che promuovere la rigidità tipica dell’artrosi e indebolisce i muscoli paravertebrali e laterali del collo, peggiorando la situazione. In generale, infatti, gli ortopedici sconsigliano di utilizzare collari rigidi.

Soprattutto a chi soffre di attacchi di cervicalgia frequenti, sono raccomandati cicli di fisioterapia mirata e l’esecuzione quotidiana di esercizi di rotazione, flessione ed estensione della colonna cervicale, finalizzati a mantenere muscoli e legamenti più forti, tonici ed elastici e le vertebre più mobili. Esercitare il collo ogni giorno è molto utile per tutti, anche da giovani, per eliminare la tensione muscolare dopo una giornata di lavoro o l’attività fisica intensa e per prevenire l’artrosi cervicale negli anni successivi.